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Partono i synth e il ritmo da club anni 80 di Ode To Sad Disco, e a momenti invece che la voce da strangolatore di Boston di Lanegan mi aspetto di sentire quella da robot-maggiordomo di Neil Tennant...
Son lì che ascolto Harborview Hospital - non proprio una cavalcata nel buonumore fin dal titolo - e partono quelle sonorità sbrillucicanti che per me fanno sempre tanto quinta elementare, Limahl e Never Ending Story. Che insomma non è esattamente quello che uno si aspetta da Mark "Mister Sorriso" Lanegan...
Il finale di Tiny Grain Of Truth mi fa invece pensare a Berlino e a quei dischi là dove "ha fatto tutto Eno"...
Sono i momenti più insoliti (e alcune delle perle) del nuovo disco di Lanegan, che anche quando va su cose per lui più classiche comunque una verniciata sintetica non manca mai di darla. Non è nemmeno una novità. Già il precedente album da solitario "Bubblegum" di 8 anni fa (urca) aveva tentato un ibrido tra ritmi sintetici e cerimoniosità folk-blues. Qui però le canzoni sono più decise e vibranti e il risultato mi sembra più convincente e felice.
L'unico pezzo senza punteggiature digitali mi pare sia Deep Black Vanishing Train verso il finale, brividone acustico che potrebbe essere uscito da uno dei suoi primi album. Tradizionali anche la pentecostale Leviathan e la lunga liturgia blues di Bleeding Muddy Water.
Un po' sciamano e un po' alcolizzato, Lanegan dissotterra l'ascia di guerra fin da subito con The Gravedigger's Song, dove la sua voce aggiunge sabbia e ruggine al pulsare sintetico del ritmo: il miglior pezzo veloce dell'album insieme al jingle jangle travestito di Grey Goes Black.
Altri pezzi da 90 sono St Louis Elegy e Phantasmagoria Blues, un po' Morricone, un po' ultimo Jim Morrison.
Anche mettendo in conto un paio di passaggi sottotono, comunque non sgradevoli ("Riot In My House", un ruockettazzo un po' da soundtrack alla Michael Bay, e "Quiver Syndrome" un pezzo pop un po' troppo da U2 periodo Pop), per quanto mi riguarda direi che il buon vecchio ex Albero Urlante ha aggiunto un altro prezioso capitolo alla sua carriera di menagramo e gran cantautore.
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Fabio Mosera
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